
Personale Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico
I Sindacati scrivono ai Ministri del MEF, Interno, Difesa e Giustizia
Egregi Ministri,
con la presente il SAP Sindacato Autonomo di Polizia, il SAPPE Sindacato
Autonomo di Polizia Penitenziaria, il SIM CC Sindacato Italiano
Militari Carabinieri, il SIM GdF Sindacato Italiano Militari Guardia di
Finanza e il CONAPO Sindacato Autonomo Vigili del Fuoco intendono
sottoporre alla Vostra attenzione la delicata e annosa questione
concernente la previdenza complementare.
Con la c.d. “riforma Dini”, legge n. 335 del 1995, il Legislatore ha provveduto a riformare il
sistema pensionistico pubblico e privato oltre che a regolare la
previdenza complementare. Tuttavia nel Comparto Sicurezza, Difesa e
Soccorso Pubblico non sono mai state avviate le necessarie procedure per
la negoziazione e concertazione per l’istituzione della previdenza
complementare.
Tale mancanza ha determinato una penalizzazione per chi accede alla pensione con il
sistema contributivo ed in particolare per chi si è arruolato nelle
Forze di Polizia e nei Vigili del Fuoco successivamente al 1995 oltre ad
una disparità di trattamento rispetto al personale pubblico
contrattualizzato per il quale sono state trovate idonee risorse per
attivare i fondi “Espero e Perseo Sirio”.
In tale contesto sono stati proposti innumerevoli ricorsi dal personale militare e delle Forze
di polizia volti ad ottenere un risarcimento per i danni causati dal passaggio al sistema
previdenziale retributivo a quello contributivo senza l’istituzione dei fondi complementari di previdenza.
Considerata la rilevanza della problematica abbiamo chiesto di
avviare le negoziazioni per la previdenza complementare nell’ambito del
rinnovo dei contratti per il triennio 2016-2018 e poi per il triennio
2019-2021.
Alla chiusura del contratto 2016-18 venne assunto un impegno da parte del Governo di
avviare le trattative ma come noto non se ne fece nulla.
Ora siamo consapevoli che i fondi disponibili per il rinnovo del contratto attuale non siano
sufficienti per garantire un rinnovo adeguato per gli operatori del
Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico e al tempo stesso
l’istituzione della previdenza complementare.
Per tali ragioni vi chiediamo di valutare formule alternative idonee a rimediare ad una
situazione che sta producendo rilevanti danni economici nella sfera
giuridica degli operatori della sicurezza e del soccorso pubblico che
sarà difficilmente compensabile.
Una prima opzione potrebbe essere quella di prevedere un finanziamento
specifico ad hoc per la previdenza complementare fuori dai fondi del
contratto.
Laddove non vi fossero i margini per tale ipotesi si potrebbe considerare l’adozione di
un’altra soluzione perequativa per i colleghi ingiustamente penalizzati
che accedono alla pensione con il sistema misto o contributivo.
La proposta potrebbe essere quella di valutare la possibilità di utilizzare il coefficiente di
trasformazione del montante contributivo più elevato previsto nel nostro
ordinamento, in luogo dell’attuale utilizzato per il calcolo della
pensione di vecchiaia per gli operatori del settore della sicurezza,
difesa e soccorso pubblico del Paese.
Come noto, i coefficienti di trasformazione sono valori che concorrono al calcolo della
pensione con metodo contributivo. Grazie a questi valori il montante
contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa viene
trasformato nella pensione annua. I coefficienti di trasformazione
variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui
questi consegue la prestazione previdenziale ed in conseguenza dei
limiti ordinamentali previsti per il personale del Comparto non è
possibile accedere ai coefficienti più alti.
Per ovvi motivi legati alla tipologia del nostro servizio, i limiti di età per l’accesso alla
pensione del personale del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso
Pubblico sono legittimamente più bassi rispetto agli altri lavoratori
del pubblico impiego e d’altronde sarebbe assolutamente inopportuno e
inadeguato elevarli ulteriormente.
La riformulazione dei coefficienti di trasformazione potrebbe sanare,
anche se non in modo compiuto, il gap provocato dal mancato avvio della
previdenza complementare e la disparità di trattamento rispetto al
personale del pubblico impiego.
Inoltre, sarebbe salvaguardato, al tempo stesso, il trattamento di fine servizio la c.d.
“buonuscita”.
In ogni caso, al fine di approfondire e analizzare la questione, Vi chiediamo l’istituzione di
un tavolo tecnico sul tema.
Fiduciosi nelle iniziative che intenderete adottare su una questione
delicata e che coinvolge i colleghi dell’intero Comparto Sicurezza,
Difesa e Soccorso Pubblico restiamo in attesa di conoscere le Vostre
determinazioni e con l’occasione porgiamo cordiali saluti.
SAP SAPPE SIM CARABINIERI SIM GUARDIA DI FINANZA CO.NA.PO
Paoloni Capece Serpi Insinna Piergallini
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